"Pulcinellesco", Teatro Laboratorio Isola di Confine

Spettacolo di Teatro

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spettacoli teatrali

Si può contenere la vita di una maschera in uno spettacolo?
Con Pulcinellesco provo a racchiudere venti anni di lavoro in un’ora di teatro napoletano, nostalgico, grottesco, sacro, musicale, bambino. Lo spettacolo si snoda attraverso poesie, canzoni, monologhi, video e “pulcinellesco” diventa il desiderio di uscire dalla solitudine e farsi coro. La mia scrittura nata per la maschera dialoga con i “fantasmi” di Eduardo De Filippo, Pirandello, Pasolini e con le apparizioni improvvise di una Napoli che svela la sua poesia e la sua musica tra cumuli di sogni interrotti.
«Vorrei potervi dire cose umane, e non sottrarmi alla notte in cui mi trovo, vorrei ingrandire l’animo mio ma farlo piano con questo assolo.»
All’inizio dello spettacolo, un vecchio Pulcinella, presenta così l’itinerario che lo spettatore dovrebbe compiere e condividere. Il canovaccio narra di un Capitano costruttore di spazi non umani che non sopporta la voce di Pulcinella ma non sopporta nemmeno la sua storia stereotipata. Il pianto della madre di Pulcinella diviene il pianto di molte madri vesuviane della terra dei fuochi. Pulcinella ritornerà a nascere? La resurrezione si compie insieme al rituale pulcinellesco in cui la maschera diventa ritmo, voce, danza, silenzio, canzone, poesia.


Credits:

di e con Valerio Apice

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