"Progetto l'O", Rossella Iacovone e Lucia Pennacchia

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Il progetto l’O nasce dalla necessità di esplorare il punto di partenza di un processo in atto. Ci siamo chieste cosa sia tale punto e cosa può rappresentare. In un percorso a ritroso, ci siamo rese conto che un punto di origine ha un “prima” di esso e che quindi l’origine di per sé, come zona neutra, priva di elementi e dati, in realtà non esista.
L’origine è una non-origine, dove la negazione sta a rappresentare presenza, spazio, tempo.
Due entità differenti coesistono in un luogo, come forze a tratti contrastanti, generano relazioni in maniera casuale, non volute né ricercate. Lo spazio viene modificato ogni istante, attraverso forme e involucri di esse che vengono rilasciati come tracce impercettibili agli occhi, in continua evoluzione.
Il tempo viene scandito da una qualità di movimento ora fluido, ora interrotto, sottolineando la diversa natura delle presenze che lo abitano.
Come presenze di questo spazio sospeso, agiamo autonomamente l’una dall’altra. Lo sguardo, rivolgendosi allo spazio, in una continua ricerca del punto “perfetto” dove generare il movimento, può integrare l’altra ma solo come facente parte della porzione di spazio considerata. Di conseguenza lo spazio “vuoto” viene inteso non tanto come mancanza che va riempita, quanto un’apertura di uno spazio entro il quale pensare.
La reiterazione di un movimento -gli innumerevoli inizi- ,traduce la possibilità che gli viene data di essere identico e al tempo stesso diverso, in quanto diverso è sia lo spazio che occupa, sia il momento nel fluire del tempo.
La luce coglie il processo in atto, rimane sino alla fine per andare via piano , lasciando che tutto possa ricominciare, oppure no, nella stessa modalità o differente.
La sonorità riporta ad uno spazio non definibile, con suoni non riconducibili alla quotidianità, ma che al contrario provocano la sensazione di spaesamento nella quale ci si può pian piano ritrovare.


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